{"id":29,"date":"2010-12-11T23:02:21","date_gmt":"2010-12-11T22:02:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aperuzza.com\/ita\/?page_id=29"},"modified":"2025-02-28T21:51:17","modified_gmt":"2025-02-28T20:51:17","slug":"manuale-film","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.aperuzza.com\/ita\/manuale-film\/","title":{"rendered":"Manuale Film"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">CARATTERISTICHE BASE DEI FILM<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><a href=\"http:\/\/www.aperuzza.com\/ita\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/Manuale-film-versione-0.pdf\" target=\"_blank\">Visualizza il Manuale film in formato Pdf <\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">SPESSORE, DENSITA&#8217;, TITOLO, RESA<\/p>\n<p>Lo <strong>spessore<\/strong> del film \u00e8 misurato con un apposito strumento che si chiama micrometro. L&#8217;unit\u00e0 di misura che si utilizza nei film \u00e8 il micron, che \u00e8 pari alla millesima parte del millimetro. Questo significa che 1000 micron sono pari ad 1 millimetro, oppure che 0,001 millimetri sono pari ad 1 micron.<\/p>\n<p>Nei film per imballaggi flessibili gli spessori variano in genere da 15 a 50 micron per i monofilm, da 40 a 90-100 micron per gli accoppiati e possono salire fino a 300-500 micron per i coestrusi multistrato.<\/p>\n<p>La <strong>densit\u00e0<\/strong> \u00e8 il rapporto peso\/volume ed esprime \u201cil peso specifico\u201d di un certo materiale. Nell&#8217;esperienza quotidiana sappiamo che il ferro \u00e8 pi\u00f9 pesante del legno che \u00e8 pi\u00f9 pesante del sughero.<\/p>\n<p>Nei film vale lo stesso principio, ci sono materiali che sono \u201cdi natura\u201d pi\u00f9 pesanti di altri. E&#8217; per\u00f2 molto pi\u00f9 difficile rendersene conto perch\u00e9 le differenze nelle densit\u00e0 sono molto ridotte e perch\u00e9 il materiale che ci viene in mano \u00e8 normalmente un foglio che ha peso molto limitato, ed \u00e8 quindi difficile apprezzare le differenze.<\/p>\n<p>La densit\u00e0 si misura in grammi a centimetro cubico.<\/p>\n<p>Nei film le densit\u00e0 si aggirano su valori vicini ad 1, sono pertanto simili a quelle dell&#8217;acqua.<\/p>\n<p>La seguente \u00e8 una breve lista delle densit\u00e0 tipiche di alcuni film:<\/p>\n<ul>\n<li>Cellofan 1,45 g\/cm<sup>3<\/sup><\/li>\n<li>Polietilene (Bassa ed alta densit\u00e0) 0,90 g\/cm<sup>3<\/sup><\/li>\n<li>Polipropilene Biorientato 0,91 g\/cm<sup>3<\/sup><\/li>\n<li>Poliestere 1,40 g\/cm<sup>3<\/sup><\/li>\n<li>Poliammide (nylon) 1,15 g\/cm<sup>3<\/sup><\/li>\n<li>PVC 1,35 g\/cm<sup>3<\/sup><\/li>\n<\/ul>\n<p>Il <strong>titolo<\/strong> \u00e9 il peso di una unit\u00e0 di superficie di un determinato film e si misura in grammi al metro quadrato. Se il titolo di un film \u00e8 di 23 grammi\/metro quadrato questo significa che un metro quadrato di quel film pesa 23 grammi.<\/p>\n<p>Per i monofilm si arriva facilmente a calcolare il titolo moltiplicando lo spessore del film per la densit\u00e0 del materiale. Ad esempio per un polipropilene biorientato di spessore 20 micron, che ha densit\u00e0 0,91, il titolo \u00e8 di 18,2 grammi a metro quadrato (20 my x 0,91 g\/cm<sup>3<\/sup> = 18,2 g\/m<sup>2<\/sup>).<\/p>\n<p>Ci sono poi apposite bilance chiamate titolatrici che misurano il titolo di un film. In questo caso bisogna ricavare una superficie di film predeterminata (in genere un quadrato di 10&#215;10 centimetri) e posizionarlo su un braccio della bilancia. L&#8217;uso delle titolatrici \u00e8 pressoch\u00e9 necessario laddove si sia in presenza di film costituiti da pi\u00f9 materiali (accoppiati o coestrusi).<\/p>\n<p>La <strong>resa<\/strong> \u00e9 il numero di metri quadrati di film che si ottengono da un chilogrammo di prodotto. Si calcola dividendo 1000 per il titolo. Nell&#8217;esempio sopra indicato il polipropilene biorientato da 20 micron, che ha titolo 18,2 g\/m<sup>2<\/sup>, ha una resa di 54,94 metri quadrati per chilogrammo di film (1000 g : 18,2 g\/m<sup>2<\/sup> = 54,94 m<sup>2<\/sup>\/kg).<\/p>\n<p>CONFEZIONE &#8211; PESO E COSTO<\/p>\n<p>In molti casi ci\u00f2 che interessa sapere \u00e8 in realt\u00e0 quale sia il costo a confezione di un certo film, che si tratti di un foglio, un sacchetto, un metro lineare, un metro quadrato.<\/p>\n<p>Per fare questo si deve innanzitutto determinare il <strong>peso di questa confezione<\/strong>. Ovviamente si pu\u00f2 procedere a pesarla, ma spesso questo metodo \u00e8 poco pratico. In primo luogo la confezione pu\u00f2 essere molto leggera, e la divisione e\/o la pesatura minima delle comuni bilance risultare inadeguata. (molte bilance comuni hanno pesata minima di 5 o 10 grammi e divisioni di 1-2 grammi). Bisognerebbe pertanto munirsi di bilancine da laboratorio o da orefici. Ma poi pu\u00f2 succedere che la confezioni risulti sporcata da cibo o polvere, le misure di taglio non precise e il peso ottenuto risulti svariato.<\/p>\n<p>E&#8217; pi\u00f9 semplice pertanto stimare il peso di una confezione con un calcolo, che \u00e8 dato dal seguente procedimento. Si misurano i due lati della confezione (in metri) e si moltiplicano per il titolo del film, il risultato che si ottiene \u00e8 il peso (in grammi) della confezione.<\/p>\n<p>Ad esempio se la confezione misura 500 millimetri x 300 millimetri ed il titolo del film \u00e8 di 18,2 grammi a metro quadrato, il peso della confezione \u00e8 di 2,73 grammi (0,500 m x 0,300 m x 18,2 g\/m<sup>2<\/sup> = 2,73g\/confezione)<\/p>\n<p>Ottenuto il peso \u00e8 molto semplice calcolare il <strong>costo della confezione<\/strong> semplicemente moltiplicandolo per il prezzo al chilogrammo del film e dividendo per 1000. Pertanto se la confezione pesa 2,73 grammi ed il prezzo al chilogrammo del film \u00e8 di 3,00 \u20ac\/kg, il costo a confezione risulta di 0,00819 \u20ac (2,73 g\/confezione x 3,00 \u20ac\/kg : 1000 g\/kg = 0,00819 \u20ac\/confezione).<\/p>\n<p>Questo costo \u00e8 teorico, infatti lo spessore del film \u00e8 nominale e soggetto alle usuali tolleranze di fabbricazione (in genere + o \u2013 10%, il che su un film da 20 micron significa che lo spessore pu\u00f2 essere ridotto a 18 e salire fino a 22 micron): Inoltre ad esso si deve aggiungere una certa percentuale di scarti che possono essere creati durante l&#8217;utilizzo del film. Se il film \u00e8 stampato il colore aumenta il peso ed \u00e8 estremamente difficile quantificare la variazione. Ma in genere questo conteggio fornisce un conteggio pratico e veloce per determinare con una buona approssimazione il costo a confezione.<\/p>\n<p>Se il preventivo di spesa \u00e8 dettagliato e riporta tutti i dati, in particolare specifica quante sono le confezioni ottenibili dal lotto di ordine, un altro metodo per calcolare il costo a confezione \u00e8 calcolare il costo totale dell&#8217;ordine e dividerlo poi per il numero di confezioni ottenibili. Se ad esempio il lotto d&#8217;ordine \u00e8 di 300 kg, il prezzo a kg di 4.00 \u20ac, e le confezioni ottenibili 10.000 il costo a confezione \u00e8 di 12 centesimi (300 kg x 4,00 \u20ac\/kg : 10000 confezioni = 0,12 \u20ac\/confezione)<\/p>\n<p>TIPI DI FILM \u2013 MONOFILM, ACCOPPIATI, COESTRUSI<\/p>\n<p>Un <strong>monofilm<\/strong> \u00e8 un film costituito da un unico film.<\/p>\n<p>Ci sono poi gli <strong>accoppiati<\/strong>. Questi film sono prodotti incollando tra di loro con colle speciali 2 o pi\u00f9 film diversi. In genere si parla di accoppiati se i film sono due, triplex in caso di tre film diversi, film a 4 strati sono estremamente rari.<\/p>\n<p>Il <strong>vantaggio<\/strong> degli accoppiati \u00e8 di poter incollare film molto diversi tra di loro (cosa che per motivi tecnologici non si potrebbe fare con la coestrusione) ottenendo perci\u00f2 un nuovo film con <strong>caratteristiche globali migliorate, <\/strong>date dalla somma delle caratteristiche di ciascun componente.<\/p>\n<p>Ad esempio l&#8217;accoppiato usato per la pasta secca (spaghetti, rigatoni eccetera) \u00e8 generalmente costituito da film di polipropilene biorientato per il lato esterno incollato a film di polipropilene cast per il lato interno. Il polipropilene biorientato conferisce alla confezione la necessaria rigidit\u00e0 e tenuta meccanica, il polipropilene cast serve ad ottenere un&#8217;ottima saldatura e a evitare la lacerazione causata dai punti taglienti della pasta.<\/p>\n<p>Per le mozzarelle in atmosfera modificata si usa generalmente un accoppiato costituito da poliammide biorientato sul lato esterno accoppiato a del polietilene bassa densit\u00e0 bianco sul lato interno. Il poliammide biorientato fa un&#8217;ottima barriera ai gas dell&#8217;atmosfera modificata (tipicamente una miscela di azoto e anidride carbonica) e, se opportunamente scelto, favorisce la scorrevolezza negli ambienti umidi. Il polietilene bianco ha una duplice funzione: garantisce una ottima saldatura (eventualmente anche a caldo e\/o in presenza di liquido di governo) e fornisce una buona barriera alla luce.<\/p>\n<p>Per la frutta secca si usa frequentemente l&#8217;atmosfera modificata costituita dal solo azoto. In questo caso una soluzione economica per il film \u00e8 data da un accoppiato costituito da poliestere sul lato esterno, che ha ottime propriet\u00e0 di barriera al gas, e polipropilene cast sul lato interno che serve ad ottenere un&#8217;ottima saldatura, a evitare la lacerazione causata dalla presenza di punti taglienti del prodotto, e ha un eccellente aspetto trasparente.<\/p>\n<p>Se il processo di individuazione dei fabbisogni del packaging del prodotto \u00e8 correttamente condotto e i film necessari sono specificatamente selezionati si ottengono ottimi risultati di confezionamento, con un <strong>film costruito ad hoc<\/strong> sulle esigenze dell&#8217;utilizzatore.<\/p>\n<p>L&#8217;accoppiamento \u00e8 inoltre un <strong>procedimento economico<\/strong> e pu\u00f2 essere realizzato anche con <strong>lotti produttivi molto bassi <\/strong>(cosa normalmente non possibile coi film coestrusi).<\/p>\n<p>Il film accoppiato offre anche un altro vantaggio, la possibilit\u00e0 di eseguire la stampa all&#8217;interno dei due film (cosiddetta <strong>stampa a sandwich<\/strong>), ottenendo una stampa lucida e completamente isolata dal prodotto da confezionare.<\/p>\n<p>Il film accoppiato si identifica abbastanza facilmente. Nel caso di film stampato \u00e8 impossibile rimuovere la stampa dal film, perch\u00e9 risulta inglobata tra le due faccie.<\/p>\n<p>Se invece il film \u00e8 anonimo osservando il film in trasparenza si pu\u00f2 notare la colla che si presenta sotto forma di una leggera granulosit\u00e0 della superficie.<\/p>\n<p>LA STAMPA<\/p>\n<p>Nei film plastici la stampa pu\u00f2 essere effettuata in flessografia o a rotocalco (si veda pi\u00f9 oltre per una breve descrizione di ciascun processo e i rispettivi vantaggi e svantaggi).<\/p>\n<p>Nei film trasparenti la stampa pu\u00f2 essere effettuata sul lato esterno, sul lato interno o a sandwich. La <strong>stampa esterna <\/strong>\u00e8 effettuata sul lato esterno del film (quello che solitamente non va a contatto con il prodotto da confezionare). E&#8217; possibile effettuare una <strong>stampa interna<\/strong> se il prodotto non \u00e8 a diretto contatto con il lato dove \u00e8 stato depositato l&#8217;inchiostro (perch\u00e9 ad esempio il prodotto ha un ulteriore confezione singola, oppure nel caso il prodotto non sia alimentare). La qualit\u00e0 di stampa che si pu\u00f2 ottenere \u00e8 la medesima, l&#8217;unica differenza \u00e8 che nella stampa interna i colori risulteranno lucidi, grazie all&#8217;effetto della luce che passa attraverso il film. La <strong>stampa a sandwich<\/strong> \u00e8 realizzata sugli accoppiati. L&#8217;aspetto dei colori \u00e8 lucido, il colore resta confinato tra i due film e non pu\u00f2 mai venire a contatto con il prodotto da confezionare.<\/p>\n<p>Per capire su quale lato \u00e8 stata effettuata la stampa il metodo pi\u00f9 semplice \u00e8 di cercare di rimuoverla. I sistemi sono due: si passa la superficie con un batuffolo di cotone imbevuto d&#8217;alcool o meglio di diluente, o si gratta la superficie con una lama per rimuovere lo strato di colore.<\/p>\n<p>La stampa pu\u00f2 essere continua o a registro. La <strong>stampa continua<\/strong> (anche chiamata \u201ca correre\u201d) \u00e8 una ripetizione infinita dello stesso disegno senza dei riferimenti precisi per il taglio. In questo caso la confezione sar\u00e0 realizzata eseguendo il taglio del film in un punto casuale.<\/p>\n<p>Nella <strong>stampa a registro<\/strong> (o \u201ca fotocellula\u201d) tutti gli elementi grafici sono studiati per assumere una precisa posizione nella confezione o nel foglio. Quindi ad esempio il nome del prodotto sar\u00e0 posizionato su un angolo in alto a sinistra, il nome dell&#8217;azienda sar\u00e0 sul basso, la finestra che mette in mostra il prodotto sar\u00e0 centrale. Tutto questo \u00e8 molto semplice da realizzare in stampa (il difficile \u00e8 elaborare una grafica convincente e innovativa), l&#8217;unica avvertenza \u00e8 di includere nella grafica un riferimento ben preciso (<strong>tacca di fotocellula<\/strong>). Successivamente per ottenere la stampa a registro la macchina che effettua il taglio deve essere dotata di fotocellula che legga la tacca di riferimento e ad ogni confezione provveda a correggere la corsa rallentandola o accellerandola. Non ci sono altri sistemi: anche il taglio pi\u00f9 preciso ha un minimo di tolleranza e gli errori si sommano. Se per esempio l&#8217;errore \u00e8 di un millimetro sulla prima confezione (ed \u00e8 insignificante) sulla seconda sar\u00e0 di 2 millimetri, sulla decima di 1 centimetro, sulla centesima confezione di dieci centimetri (e a questo punto la confezione \u00e8 orribile).<\/p>\n<p>Si arriva quindi ai concetti di fascia e di passo taglio. Si chiama <strong>fascia <\/strong>la larghezza della bobina. Il <strong>passo taglio<\/strong> \u00e8 viceversa la misura della ripetizione di stampa per ottenere una stampa a registro. Se ad esempio si ha una confezione che richiede un foglio di larghezza 400 millimetri e di lunghezza 310 millimetri, si dir\u00e0 che la fascia \u00e8 400 e il passo taglio 310. In questo caso la tacca di fotocellula deve essere posizionata all&#8217;interno della grafica con una ripetizione ogni 310 millimetri.<\/p>\n<p>Al concetto di passo taglio \u00e8 associato il concetto di <strong>passo stampa<\/strong>. Il passo stampa \u00e8 la misura di ripetizione della macchina da stampa. Nel caso della flessografia corrisponde alla circonferenza esterna dei rulli portaclich\u00e8 maggiorata dello spessore del fotopolimero, nella rotocalco \u00e8 pari alla circonferenza del rullo metallico inciso. A meno di soluzioni particolari per le stampe a registro il passo stampa deve sempre essere uguale al passo taglio o ad un suo multiplo intero. Nell&#8217;esempio sopra indicato con un passo taglio di 310 millimetri, il passo stampa potr\u00e0 essere solamente di 310, 620, 930 millimetri. Nelle stampe continue il passo stampa \u00e8 indipendente dal passo taglio.<\/p>\n<p>I soggetti di stampa possono essere al tratto o cromie. Un <strong>disegno al tratto<\/strong> \u00e8 realizzato usando dei colori pieni. Nelle <strong>cromie<\/strong> il disegno \u00e8 scomposto in piccolissimi punti di alcuni colori base, con un procedimento del tutto analogo a quanto si fa nelle fotografie a colori. Si parla di tricromie se si usano i tre colori fondamentali giallo, magenta (un rosso violaceo) e cyan (un blu chiaro), di quadricromia se a questi viene aggiunto il nero o il bistrot (un marrone scuro). Ci possono poi essere dei lavori <strong>misti<\/strong>, in cui alcune parti sono realizzate al tratto (ad esempio dei fondi colorati, oppure alcune scritte) ed altri in cromia.<\/p>\n<p>Nelle cromie importante \u00e8 il concetto di <strong>risoluzione di stampa, o lineatura di stampa.<\/strong> In genere per avere una stampa definita con il giusto dettaglio dei particolari \u00e8 necessario eseguire la stampa con una determinata risoluzione. La risoluzione si misura in <strong>linee a centimetro.<\/strong> In teoria maggiore \u00e8 la lineatura migliore risulta la qualit\u00e0 di stampa. Nella realt\u00e0 non \u00e8 esattamente cos\u00ec perch\u00e9 intervengono anche numerose altre variabili che possono inficiare la qualit\u00e0. Nella flessografia per l&#8217;imballaggio flessibile si riesce oggi a stampare a lineature intorno ai 50-54 linee a centimetro. Ma si possono ottenere ottimi risultati anche con lineature pi\u00f9 basse, intorno ai 48 \u2013 42 linee a centimetro.<\/p>\n<p>In base al tipo di grafica predisposta si determina il <strong>numero di colori<\/strong> da utilizzare in stampa. Ad esempio su un film bianco e per un lavoro di quadricromia puro il conto \u00e8 presto fatto: giallo, magenta, cyan, nero: sono 4.<\/p>\n<p>Su film trasparenti bisogna sempre aggiungere il colore bianco per fare il fondo. Infatti su fondo trasparente i colori non sono coprenti, sono attraversati dalla luce, e perci\u00f2 la resa cromatica \u00e8 molto ridotta. Sono <strong>colori coprenti: <\/strong>il bianco, l&#8217;argento e il nero.<\/p>\n<p>In genere con 6 colori in macchina si riescono ad eseguire quasi tutti i lavori di stampa misti (quadricromia + tratto).<\/p>\n<p>La <strong>coprenza dei colori <\/strong>esprime quanta superficie del film viene ricoperta da una determinata tinta. Ad esempio se in un soggetto il colore nero ha coprenza del 20%, questo significa che fatto 100 la superficie totale del film il nero ne ricopre il 20%. La <strong>coprenza totale<\/strong> \u00e8 la somma delle coprenze di ciascun colore, ed \u00e8 importante per determinare il costo del film. Ci sono soggetti in cui la coprenza dei colori \u00e8 trascurabile (5-10%) ed altri in cui si arriva facilmente a superare il 200-250%. In questi casi il costo dei colori diventa una parte estremamente importante del costo totale del film, fino al 30%, ed \u00e8 necessario calcolarne accuratamente l&#8217;incidenza mediante calcoli preventivi e successivi controlli all&#8217;atto della produzione.<\/p>\n<p>Il colore depositato sul film ed essiccato costituisce uno strato sulla superficie. Con il micrometro non sono rilevabili significative variazioni di spessore, e con le bilance titolatrici non \u00e8 riscontrabile una variazione della densit\u00e0 del film. Ciononostante il film risulta pi\u00f9 pesante rispetto al film neutro, e la differenza di spessore \u00e8 riscontrabile sulla bobina sotto forma di un leggero rigonfiamento laddove \u00e8 posizionato l&#8217;inchiostro.<\/p>\n<p>Valutare quale sia il <strong>peso aggiunto dal colore<\/strong> al film neutro \u00e8 estremamente difficile, anche calcolando la coprenza e la percentuale di secco.<\/p>\n<p>I <strong>preventivi di costo del film stampato<\/strong> sono sempre realizzati su misura. Bisogna considerare:<\/p>\n<ul>\n<li>il tipo di film necessario al confezionamento<\/li>\n<li>la grafica che \u00e8 stata scelta per la presentazione del prodotto<\/li>\n<li>le tirature di ciascun soggetto<\/li>\n<li>le misure di stampa: fascia e passo taglio<\/li>\n<li>il numero dei colori<\/li>\n<li>la coprenza di ciascun colore<\/li>\n<li>la difficolt\u00e0 complessiva di realizzazione del lavoro (tempi e scarti di avvio macchina, velocit\u00e0 di crociera).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questi parametri sono analizzati in fase di preventivo, e i vari dati sono inseriti in un apposito programma di preventivazione. Il risultato che si ottiene \u00e8 il prezzo di vendita calcolato su pi\u00f9 tirature (almeno su 3 tirature: il minimo realizzabile, la quantit\u00e0 ottimale e una tiratura maggiorata). Viene inoltre calcolato il costo per gli impianti. Il programma di preventivazione consente inoltre di variare le ipotesi di lavoro in modo da calcolare l&#8217;alternativa pi\u00f9 conveniente per il cliente.<\/p>\n<p>GRAFICA E IMPIANTI STAMPA<\/p>\n<p>La <strong>definizione del soggetto<\/strong> con tutti gli elementi grafici (fotocolor, scritte, finestre, immagini, posizionamento diciture di legge eccetera) \u00e8 un&#8217;operazione normalmente eseguita dal cliente, in collaborazione con un&#8217;agenzia grafica, pubblicitaria o di immagine.<\/p>\n<p>L&#8217;elaborazione della grafica e la <strong>preparazione dei clich\u00e8<\/strong> viene affidata ad <strong>aziende esterne<\/strong> (chiamate service) che fanno solamente questo lavoro.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il <strong>costo degli impianti<\/strong>, esso si compone di due parti: la trasformazione del soggetto grafico originario approvato dal cliente in un soggetto adattato alle esigenze produttive delle macchine da stampa, e la produzione vera e propria dei clich\u00e8 di stampa, chiamati fotopolimeri.<\/p>\n<p>La prima parte viene definita <strong>grafica<\/strong>, come risultato ha la produzione di un disegno esecutivo in misura reale (1:1) che viene trasmesso e fatto approvare al cliente prima di procedere alla stampa. Il costo attuale si aggira intorno ai 30 \u20ac per ora lavorata.<\/p>\n<p>I <strong>fotopolimeri<\/strong> hanno invece un costo a centimetro quadrato che attualmente si aggira sui 4 centesimi a centimetro quadrato. Per ogni colore di stampa bisogna produrre una lastra di fotopolimero e perci\u00f2 la superficie totale \u00e8 data dalla somma di tutti i colori.<\/p>\n<p>Come dato di fatto il <strong>costo totale attuale<\/strong> pu\u00f2 aggirarsi da un minimo sui 100-200 \u20ac, per lavori semplici ad un colore, fino a 800-1000- 1200 \u20ac per lavori complessi a 6 colori.<\/p>\n<p>Recentemente l&#8217;evoluzione della tecnologia ha introdotto una variante migliorata dei clich\u00e8 chiamata <strong>fotopolimeri digitali. <\/strong>In questo caso il fotopolimero \u00e8 prodotto da una macchina con una testa al laser che incide il materiale fotosensibile punto per punto. Ne deriva un clich\u00e8 molto migliorato con ottima qualit\u00e0 di stampa, specie sulle cromie di qualit\u00e0.<\/p>\n<p>La politica aziendale \u00e8 di girare al cliente solamente il <strong>costo vivo sostenuto<\/strong>, e non caricare nessun margine sul costo degli impianti. Se il cliente lo desidera pu\u00f2 anche chiedere al service di fatturare direttamente i costi relativi.<\/p>\n<p>Non avendo praticato nessun margine la <strong>propriet\u00e0 degli impianti<\/strong> resta dell&#8217;azienda e in ogni caso la grafica e i fotopolimeri non vengono messi a disposizione del cliente.<\/p>\n<p>Gli impianti stampa hanno una <strong>lunga durata<\/strong>, e, se ben conservati, possono essere riutilizzati per numerose ristampe anche a distanza di anni. Se l&#8217;impianto dovesse rovinarsi per l&#8217;uso l&#8217;azienda provveder\u00e0 a rimpiazzarlo a sue spese.<\/p>\n<p>Una particolare attenzione va posta alle <strong>diciture<\/strong> da apporsi sugli incarti (ragione sociale, denominazione del prodotto, ingredienti, pezzatura, data scadenza, codice a barre eccetera). La <strong>responsabilit\u00e0<\/strong> di quanto viene riportato (correttezza e completezza delle diciture) sugli incarti \u00e8 esclusivamente del committente. Ciononostante l&#8217;azienda fornisce un servizio di <strong>consulenza gratuita<\/strong> sia per la redazione e il controllo delle diciture in italiano, che per la eventuale traduzione nelle principali lingue europee.<\/p>\n<p>I PROCESSI PRODUTTIVI<\/p>\n<p>Per ottenere dei film usabili dagli utilizzatori finali l&#8217;attivit\u00e0 di trasformazione si compone di due grandi livelli: le aziende che effettuano la <strong>filmatura<\/strong> trasformano le materie prime base di diversa natura (cellulosa o materie plastiche), in bobine industriali di film. Successivamente i <strong>trasformatori<\/strong> (chiamati anche converter) provvedono a effettuare lavorazioni successive alle bobine industriali in modo da ottenere bobine o fogli utilizzabili dai comuni mortali.<\/p>\n<p>FILMATURA, ESTRUSIONE, COESTRUSIONE<\/p>\n<p>Ci sono molti processi primari con cui dalla materia prima di base vengono prodotti film in bobina, ma i metodi di produzione pi\u00f9 importanti possono essere attualmente raggruppati in tre famiglie: la filmatura, l&#8217;estrusione e la coestrusione.<\/p>\n<p>La carta \u00e8 stata in assoluto la prima pellicola prodotta dall&#8217;uomo. Per secoli \u00e8 stata prodotta in fogli. Con l&#8217;invenzione della macchina continua si sono ottenute le prime bobine a lunghezza teoricamente infinita.<\/p>\n<p>Il primo film trasparente \u00e8 stato il cellofan, inventato nel 1908 dall&#8217;ingegnere chimico svizzero Jacques Edwin Brandenberger. Questo film ha avuto con la carta due importanti punti in comune: la materia prima utilizzata (la cellulosa) e il processo produttivo (la macchina continua). Per ottenere il cellofan si parte dalla cellulosa che viene opportunamente bagnata e trasformata in un fluido viscoso. Questo fluido (chiamato viscosa) viene depositato mediante una feritoia in continuo su un nastro trasportatore. Dopo opportuni trattamenti chimici ed asciugature si ottiene la pellicola. Questo procedimento si chiama <strong>filmatura<\/strong>.<\/p>\n<p>Lo sviluppo delle materie plastiche ha originato il processo di <strong>estrusione<\/strong>. Questo procedimento sfrutta le propriet\u00e0 termoplastiche dei materiali, che riscaldati, rammolliscono per tornare ad indurire quando la temperatura scende. Nell&#8217;estrusione per filmatura il materiale plastico prescelto si presenta originariamente in stato solido sotto forma di granulo (piccoli grani oblunghi simili a riso). Il granulo viene immesso in un macchinario (chiamato estrusore) che riscalda il materiale fino a portarlo alla temperatura di fusione e successivamente viene spinto a pressione attraverso una feritoia da cui fuoriesce una lastra continua di spessore ridotto. Questa lastra viene successivamente stirata e questo determina la ulteriore riduzione dello spessore alla misura richiesta. Alla fine del processo il film ottenuto viene raffreddato, e riportato a temperatura ambiente, riassume la forma solida. Viene quindi avvolto in bobine industriali. I macchinari e le varianti di processo sono ovviamente molteplici (estrusione in bolla, a testa piana, cast, eccetera), ma questo processo di base viene utilizzato per un buon numero di film plastici quali il polietilene, il polipropilene, il poliestere eccetera.<\/p>\n<p>La <strong>coestrusione<\/strong> \u00e8 una variante della filmatura per estrusione. In questo caso 2 o pi\u00f9 materiali plastici vengono estrusi contemporaneamente da una testa di filmatura multipla, ottenendo un unico film. In genere la configurazione pi\u00f9 usata \u00e8 quella a tre strati in cui il film centrale (chiamato cuore) costituisce la struttura portante del film, mentre i due film collaterali (chiamati pelli) ne caratterizzano certe peculiariet\u00e0. Nel film di polipropilene biorientato la coestrusione a tre strati \u00e8 stato il processo che ha determinato il successo del film e la progressiva e inarrestabile sostituzione a scapito del cellofan. Nel caso specifico il polipropilene biorientato coestruso \u00e8 costituito da una parte centrale (cuore) di spessore maggiore che ha le caratteristiche meccaniche richieste (in particolare carichi di rottura), le due parti esterne, chiamate pelli, dell&#8217;ordine di 1-2 micron ciascuna, sono costituite da film termosaldante e permettono la saldatura del film e l&#8217;utilizzo nelle moderne macchine confezionatrici. Il vantaggio della coestrusione \u00e8 che il processo \u00e8 economico, ed (entro certi limiti), si possono mettere insieme diversi materiali per ottenere i vantaggi di ciascuno. I moderni coestrusori possono oggi arrivare a 5-7 strati, ottenendo dei film molto complessi, e nel contempo ancora economici da produrre.<\/p>\n<p>Con i tre processi sopra descritti si possono ottenere film:<\/p>\n<ul>\n<li>trasparenti<\/li>\n<li>colorati<\/li>\n<li>pigmentati bianchi o colorati<\/li>\n<li>bianchi espansi o cavitati<\/li>\n<li>opachi<\/li>\n<\/ul>\n<p>E&#8217; soprattutto il cellofan che viene <strong>colorato<\/strong> sottoponendo il film, durante la produzione, a bagni con opportuni composti chimici colorati.<\/p>\n<p>I film <strong>pigmentati<\/strong> sono ottenuti aggiungendo al granulo trasparente una certa percentuale di granulo colorato. Attualmente sono comuni i film <strong>pigmentati bianchi<\/strong> (di solito ottenuti aggiungendo biossido di titanio), mentre i <strong>pigmentati colorat<\/strong>i sono quasi esclusivamente prodotti in polietilene.<\/p>\n<p>Il colore bianco del film si ottiene anche con la cavitazione. In questo caso al granulo base viene aggiunto una opportuna percentuale di un composto chimico (in genere anidride carbonica) che all&#8217;atto dell&#8217;estrusione fa \u201cespandere di volume\u201d il film, per questo motivo si parla di <strong>film cavitati o espansi<\/strong>. Questa reazione provoca due effetti: in primo luogo impedisce il passaggio della luce e trasforma cos\u00ec un materiale trasparente in bianco, in secondo luogo riduce (anche considerevolmente) la densit\u00e0 del materiale, e lo rende perci\u00f2 pi\u00f9 leggero a parit\u00e0 di dimensioni (ad esempio nel polipropilene la tipica densit\u00e0 di 0,91 pu\u00f2 essere ridotta a valori inferiori a 0,70).<\/p>\n<p>Ci sono poi film coestrusi che hanno entrambe le caratteristiche: hanno cio\u00e8 almeno uno strato <strong>pigmentato bianco ed uno cavitato<\/strong>.<\/p>\n<p>Per realizzare <strong>film opachi <\/strong>si utilizza ora un procedimento di coestrusione in cui il cuore centrale del film \u00e8 realizzato con un materiale trasparente, mentre almeno una delle pelli \u00e8 opaca.<\/p>\n<p>LACCATURA E METALLIZZAZIONE<\/p>\n<p>Dopo aver ottenuto la bobina madre i film possono passare per due lavorazioni: la laccatura e la metallizzazione.<\/p>\n<p>Con la <strong>laccatura<\/strong> su almeno un lato del film viene stesa una apposita lacca trasparente. Questo processo \u00e8 stato inventato e messo a punto per il cellofan, per rendere il film termosaldabile. Successivamente \u00e8 stato utilizzato anche per il polipropilene biorientato, quando questo film non poteva essere termosaldante. Attualmente la laccatura viene impiegata soprattutto per conferire al polipropilene propriet\u00e0 di barriera all&#8217;ossigeno e agli aromi che altrimenti questo materiale non avrebbe. In questo caso il film \u00e8 sovente bilaccato, cio\u00e8 ha la lacca su entrambi i lati ed anche a laccatura differenziata, che significa che le due lacche sono diverse tra di loro per ottenere propriet\u00e0 diverse. La laccatura ha spessori dell&#8217;ordine del micron e non modifica sostanzialmente la densit\u00e0 del film.<\/p>\n<p>La <strong>metallizzazione<\/strong> invece serve a stendere su un lato del film un lato metallico, solitamente alluminio. In questo caso le bobine sono introdotte in una camera su cui viene fatto il vuoto, la bobina viene svolta e riavvolta, e un getto di metallo vaporizzato viene spruzzato su un lato del film in corsa. Lo strato di alluminio che si deposita sul film ha un&#8217; ottima barriera sia all&#8217;umidit\u00e0, che all&#8217;ossigeno, che alla luce. Inoltre con la metallizzazione si ottiene l&#8217;aspetto metallico che pu\u00f2 essere richiesto per una migliore presentazione del prodotto. Lo spessore dello strato di metallo \u00e8 molto ridotto, solitamente \u00e8 notevolmente inferiore al micron, e non \u00e8 misurabile dal micrometro. Per questo motivo per misurare la metallizzazione vengono impiegati altri sistemi di misura, la conducibilit\u00e0 elettrica della superficie oppure la densit\u00e0 ottica. Quasi tutti i film sono metallizzabili. La metallizzazione non fa variare la densit\u00e0 del film, ma rende il lato metallico non idoneo al contatto diretto con gli alimenti.<\/p>\n<p>Mentre la laccatura \u00e8 in genere eseguita dai produttori di film (filmatori), la metallizzazione pu\u00f2 anche essere affidata ad aziende esterne (metallizzatori), specializzate in questa lavorazione.<\/p>\n<p>IL CONVERTING, STAMPA, ACCOPPIAMENTO, MICROFORATURA, TAGLIO DI RIBOBINATURA, TAGLIO IN FOGLIO<\/p>\n<p>Dopo la produzione del film c&#8217;\u00e8 l&#8217;attivit\u00e0 di trasformazione (converting) delle bobine madri in prodotti usabili dagli utilizzatori. A seconda del tipo di film questa attivit\u00e0 pu\u00f2 essere integrata a valle, cio\u00e8 svolta direttamente dal produttore del film, oppure svolta da soggetti terzi. Nel polietilene \u00e8 assai frequente che il produttore del film provveda anche a eseguire le lavorazioni successive. Viceversa nel polipropilene, nel poliestere e nel poliammide la divisione delle attivit\u00e0 tra filmatori e converter \u00e8 netta.<\/p>\n<p>Una lavorazione semplice che si esegue nel converting \u00e8 il <strong>taglio di ribobinatura<\/strong>. Con un apposito macchinario le bobine industriali vengono svolte, tagliate e riavvolte per ottenere bobine pi\u00f9 piccole, maneggiabili manualmente, e tali da poter essere caricate sulle macchine confezionatrici.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra lavorazione analoga \u00e8 il <strong>taglio in foglio<\/strong>. In questo caso dalla bobina madre si ottiene direttamente il foglio tagliato a misura sulle esigenze del cliente. Nel caso di film stampato \u00e8 inoltre possibile ottenere un foglio tagliato a registro. Con questa modalit\u00e0 i vari elementi del disegno sono sempre tutti posizionati nella stessa posizione e la presentazione del foglio e del prodotto \u00e8 la migliore.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la <strong>stampa<\/strong> nella lavorazione da bobina a bobina sono attualmente utilizzati principalmente due processi: la stampa rotocalco e la flessografia.<\/p>\n<p>Per realizzare la <strong>stampa rotocalco<\/strong> si deve procedere ad incidere dei cilindri metallici con il disegno da ottenere. Per ciascun colore di stampa \u00e8 necessario incidere un cilindro. Questi cilindri vengono successivamente montati in macchina in modo da stendere uno strato di colore su di essi. Il colore viene quindi rimosso e resta solamente nelle parti incise. Il film viene posto a contatto col cilindro ed il colore si trasferisce dal cilindro inciso al film. L\u00ec rimane e viene opportunamente essicato. Il sistema a rotocalco offre un&#8217;ottima qualit\u00e0 di stampa, ma ha costi di impianto e di gestione delle macchine molto elevati. Generalmente risulta conveniente laddove le tirature di stampa sono molto lunghe e ripetute a breve lasso di tempo.<\/p>\n<p>La <strong>stampa in flessografia<\/strong> ha un procedimento diverso. Vengono dapprima realizzati dei clich\u00e8 in rilievo che riportano il disegno da realizzare. Questi clich\u00e8 vengono poi montati con del nastro biadesivo su un rullo portaclich\u00e8 in acciaio. Infine i rulli portaclich\u00e8 vengono montati nella macchina flessografica. La parte in rilievo del clich\u00e8 entra in contatto con l&#8217;inchiostro che viene immediatamente trasferito al film. Anche in questo caso l&#8217;inchiostro viene essicato e il film riavvolto.<\/p>\n<p>Un tempo c&#8217;era una netta divisione del mercato: la flessografia era il processo che faceva ottenere una qualit\u00e0 di stampa scarsa, ma era valido per basse tirature, mentre la rotocalco era riservata a qualit\u00e0 ottime ma nel contempo a tirature importanti.<\/p>\n<p>In flessografia si usavano allora clich\u00e8 realizzati in gomma e macchine chiamate stack, con i gruppi colori in linea. Ma la tecnologia si \u00e8 evoluta moltissimo in questo campo. Nelle macchine l&#8217;adozione del tamburo centrale ha risolto tutti i problemi di registro stampa. Per quanto riguarda i clich\u00e8 si \u00e8 dapprima passati ai fotopolimeri (una sorta di gomma sintetica sensibile alla luce) e quindi all&#8217;incisione a laser dei fotopolimeri (chiamati fotopolimeri digitali). Ci sono stati infine significativi miglioramenti negli inchiostri, nei biadesivi e nel processo di preparazione della grafica.<\/p>\n<p>Ad oggi la stampa in flessografia, se realizzata correttamente e professionalmente, avendo cura di standardizzare tutti i parametri, ha ben poco da invidiare alla rotocalco in termini di qualit\u00e0 di stampa. E continua a conservare significativi vantaggi in termini di costi di impianti stampa, di flessibilit\u00e0 produttiva, di velocit\u00e0 di evasione degli ordini e di possibilit\u00e0 di realizzare tirature brevi.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong>accoppiamento<\/strong> consiste nel incollare tra di loro due o pi\u00f9 film diversi. Se correttamente eseguita questa lavorazione non presenta particolari difficolt\u00e0. Il migliore servizio si ha laddove i film usati per la specifica applicazione non siano dei generici film ma siano effettivamente studiati per la confezione.<\/p>\n<p>Per certe applicazioni il film deve inoltre essere microforato. Si distingue la microforatura a freddo dalla <strong>microforatura a caldo<\/strong>. In questa seconda modalit\u00e0 produttiva un campo d&#8217;aghi viene riscaldato a temperature intorno ai 280-330 gradi C. Il film fatto passare su questo campo d&#8217;aghi viene fuso in corrispondenza dell&#8217;ago. In corrispondenza del foro si crea un piccolo cratere. Questa modalit\u00e0 consente di avere una ottimale foratura con ridotti possibilit\u00e0 di lacerazione del film microforato.<\/p>\n<p>IDONEITA&#8217; AL CONTATTO CON GLI ALIMENTI<\/p>\n<p>E&#8217; spesso necessario che l&#8217;imballaggio flessibile vada a diretto contatto con gli alimenti.<\/p>\n<p>Tutta la materia \u00e8 specificatamente regolata da una serie di norme, sia italiane che europee. Non \u00e8 il caso di fare qui un trattato su questa materia. Ma si possono dare alcune indicazioni di base sull&#8217;argomento.<\/p>\n<p>In primo luogo bisogna distinguere tra alimento ed alimento. Non c&#8217;\u00e8 un idoneit\u00e0 al contatto che vada bene per tutti gli alimenti. L&#8217;alimento pu\u00f2 essere secco, grasso, acido, contenere alcool ed avere molte altre varianti che debbono essere valutate nello specifico caso. La normativa distingue pertanto 5 classi di alimenti con caratteristiche peculiari.<\/p>\n<p>Il sistema poi si fonda sui seguenti elementi:<\/p>\n<ul>\n<li>una lista positiva di materie prime ed elementi<\/li>\n<li>una lista delle sostanze proibite (lista negativa)<\/li>\n<li>l&#8217;effettuazione di prove di migrazione<\/li>\n<li>il trasferimento \u201ca cascata\u201d dell&#8217;idoneit\u00e0 alimentare<\/li>\n<li>la tracciabilit\u00e0 e la rintracciabilit\u00e0 dei lotti.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per alcuni film, a livello europeo \u00e8 stata redatta e viene periodicamente aggiornata la <strong>lista positiva delle materie prime utilizzabili. <\/strong>Il principio \u00e8 molto semplice: chi vuole produrre un certo film, ad esempio il cellofan, per essere in regola con la normativa europea lo deve fare usando solamente quelle materie prime e quei componenti che sono inclusi nella lista. Sembra banale, \u00e8 come dire che per fare il pane bisogna usare la farina.<\/p>\n<p>L&#8217;aspetto speculare alla lista positiva \u00e8 la <strong>lista negativa, o lista delle sostanze proibite<\/strong>. In questo caso il concetto \u00e8 ribaltato, per essere in regola con la normativa europea non bisogna usare sostanze vietate. Per tornare all&#8217;esempio sopra citato \u00e8 come dire che per fare il pane non si pu\u00f2 usare la segatura di legno o la polvere di marmo.<\/p>\n<p>Questi due elementi sembrano ovvii, ma si consideri che il film non dichiara gli ingredienti in etichetta (come fa invece l&#8217;alimento) che possono essere controllati da un laboratorio chimico. Inoltre il film pu\u00f2 essere di provenienza europea ma anche extracomunitaria, provenire da Paesi dove questa normativa non esiste.<\/p>\n<p>Quindi un&#8217;azienda che acquista materia prima e produce film deve in primo luogo rispettare queste due regole. Ma non basta.<\/p>\n<p>La legislazione richiede anche di effettuare <strong>prove specifiche di migrazione. <\/strong>In breve si mette a contatto il film da analizzare con degli appositi reagenti e si controlla se componenti del film si sono trasferiti al reagente. Se questo \u00e8 successo \u00e8 probabile che lo stesso film, a contatto con l&#8217;alimento si comporti allo stesso modo e lo vada ad inquinare in modo pi\u00f9 o meno grave. Se il test \u00e8 negativo il film \u00e8 idoneo al contatto con un certo tipo di alimenti. Le prove di migrazione vengono effettuate al momento della formulazione iniziale del film, ma vengono ripetute periodicamente dai produttori di film (le aziende serie in sostanza eseguono questa analisi per ogni bobina madre prodotta).<\/p>\n<p>A questo punto il produttore del film ha conseguito l&#8217;idoneit\u00e0 al contatto alimentare di un certo tipo per il suo prodotto. Indica questa idoneit\u00e0 sui documenti commerciali (documenti di trasporto, fatture di vendita, certificati di controllo qualit\u00e0 eccetra) nonch\u00e9 sulle etichettature delle bobine.<\/p>\n<p>Questa idoneit\u00e0 vale anche per i passaggi successivi. Se la bobina viene acquistata da un converter e trasformata, egli non si deve preoccupare di ripetere le analisi dal principio sul film. Prende per buona l&#8217;idoneit\u00e0 alimentare rilasciata dal filmatore e si preoccupa di mantenerla per la sua parte di processo produttivo (stampa, accoppiamento eccetera). Fornir\u00e0 il suo cliente e a sua volta riporter\u00e0 l&#8217;idoneit\u00e0 alimentare. Questo \u00e8 il <strong>trasferimento \u201ca cascata\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p>UNITA&#8217; DI MISURA E FORMULE SEMPLICI<\/p>\n<p><strong>Spessore:<\/strong> micron (1 micron = 0,001 mm, 1000 micron = 1 mm)<\/p>\n<p><strong>Densit\u00e0:<\/strong> grammi\/centimetro cubo (g\/cm<sup>3<\/sup>)<\/p>\n<p><strong>Titolo<\/strong>: grammi\/metro quadrato (g\/m<sup>2<\/sup>)<\/p>\n<p>Spessore x Densit\u00e0 = Titolo<\/p>\n<p>esempio 20 my x 0,91 g\/cm<sup>3<\/sup> = 18,2 g\/m<sup>2<\/sup><\/p>\n<p><strong>Resa:<\/strong> metri quadrati\/chilogrammo (m<sup>2<\/sup>\/kg)<\/p>\n<p>1 Chilogrammo : Titolo = Resa<\/p>\n<p>esempio 1000 g : 18,2 g\/m<sup>2<\/sup> = 54,94 m<sup>2<\/sup>\/kg<\/p>\n<p><strong>Peso confezione:<\/strong> grammi\/confezione<\/p>\n<p>Lunghezza x Larghezza x Titolo = Peso a confezione<\/p>\n<p>esempio 0,500 m x 0,300 m x 18,2 g\/m<sup>2<\/sup> = 2,73 g\/confezione<\/p>\n<p><strong>Costo confezione:<\/strong> \u20ac\/confezione<\/p>\n<p>Peso a confezione x Prezzo a kg :1000<\/p>\n<p>esempio 2,73 g\/confezione x 3,00 \u20ac\/kg : 1000 g\/kg = 0,00819 \u20ac\/confezione<\/p>\n<p>\u00a9 2009 Angelo Peruzza di Paolo Peruzza &amp; C. s.a.s.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CARATTERISTICHE BASE DEI FILM Visualizza il Manuale film in formato Pdf SPESSORE, DENSITA&#8217;, TITOLO, RESA Lo spessore del film \u00e8 misurato con un apposito strumento che si chiama micrometro. 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