Il Taglio a Registro
Il Taglio a Registro dei Film Plastici di Basso Spessore
In questa pagina si descrive la possibilità di tagliare a registro i film plastici, soprattutto quelli di basso spessore (20 – 60 micron)
Ma facciamo un passo indietro e ricordiamo un po’ di storia.
“La tecnologia di fabbricazione della carta da corteccia è nata in Cina, descritta per la prima volta nell’anno 105 d.C. dall’ufficiale di corte Cai Lun (o Ts’ai Lun)…….
….Il suo uso fu introdotto in Europa dagli Arabi, …
……Si parla quindi di una cartiera costruita in al-Andalus (Spagna islamica), a Játiva, intorno al 1150”
(Wikipedia, voce “Carta” 2025-04-22)
La carta è una grande invenzione. Oltre a quella comune usata per scrivere una lettera, disegnare, produrre libri o giornali, incartare un pacco o un regalo, può essere impiegata in molti altri modi. Ad esempio viene impiegata per produrre cartone ondulato, che è la base di quasi tutte le scatole da imballaggio, cartoncino teso, oppure per realizzare le confezioni che contengono il latte, i succhi di frutta, il vino.
Può essere stampata, piegata, sagomata, incollata in più strati o con molti altri materiali, lavorata con altre tecnologie e utilizzata in molte altre applicazioni.
Per secoli la carta è stata prodotta esclusivamente in fogli.
Ma la lavorazione in foglio è complessa, ad esempio per stamparlo bisogna che il foglio sia ben steso, senza pieghe o ondulazioni. Oppure, un’altra esperienza che tutti prima o poi hanno fatto, è di lanciare la stampa dal computer di un lungo documento. A quel punto bisogna prendere il mazzo di fogli dal cassetto della laser e battere la mazzetta sul tavolo per pareggiare, allineare i fogli. Se i fogli nel cassetto sono spaiati oppure sgualciti o piegati o di forma irregolare la laser si inceppa. Lo stesso succede con i macchinari industriali che lavorano da foglio a foglio: la risma di fogli deve essere perfettamente squadrata, i fogli tutti uguali.
Poi c’è stata l’invenzione della macchina continua per la produzione della carta:
“Louis Nicolas Robert (Parigi, 2 dicembre 1761 – Vernouillet, 8 agosto 1828) è stato un inventore francese.
Nel 1798 progettò e realizzò la prima macchina continua per la produzione di carta, in grado di produrre fogli della lunghezza da 12 a 15 m; la sua macchina fornì la base per la realizzazione della macchina Fourdrinier. “
(Wikipedia, voce “Louis Nicolas Robert” 2025-04-22)
La lavorazione di un materiale flessibile da bobina a bobina è molto più semplice:
- in primo luogo basta tensionare correttamente le due bobine (in svolgimento e in avvolgimento) per avere un materiale sempre teso, idoneo a moltissime lavorazioni (stampa, stesura di colle, adesivi, lacche, ondulazione e molto altro);
- durante la lavorazione si può ispezionare il nastro lungo il percorso mentre il film si svolge e si riavvolge, e vedere difetti, imperfezioni, o al contrario verificare che il nastro e la lavorazione sono perfetti;
- le velocità di lavorazione possono essere estremamente elevate (basta pensare alle “rotative” che producono i quotidiani);
- i fogli non devono essere toccati e manipolati con le mani, (anzi è spesso pericoloso farlo sui macchinari) e questo è un vantaggio enorme in certe applicazioni, ad esempio nei film destinati al contatto con gli alimenti;
- ancora raccogliere, movimentare e spedire il materiale in bobina è un modo molto efficace, efficiente ed economico in termini di rapporto peso-volume.
Insomma, l’invenzione della macchina continua per la produzione della carta ha aperto la strada a un’intera industria che costruisce macchinari per le lavorazioni successive della carta da bobina a bobina, e poi di moltissimi altri materiali flessibili in bobina, e tuttora questo settore è molto vivo e innovativo.
I film plastici “arrivano” dopo oltre un secolo dall’invenzione della macchina continua per la carta.
Il Cellofan fu inventato nel 1908 da Jacques Edwin Branderberger (un ingegnere chimico svizzero). Il film di polipropilene biorientato è un prodotto tutto italiano (derivato dall’invenzione del prof. Giulio Natta, Nobel per la Chimica), e siamo a metà degli anni 60 del secolo scorso.
A quei tempi, quando furono messe a punto le formulazioni chimiche, per quanto riguarda i film non c’è stata storia: considerata l’esperienza con la carta gli inventori sapevano perfettamente che il film doveva essere un nastro con una lunghezza teoricamente infinita, raccolto in bobina, e tagliato solamente per rispettare le misure massime determinate dalla logistica delle bobine industriali.
E qui nasce il problema del taglio in foglio dei film plastici: per la carta, il cartoncino teso, il cartone ondulato ci sono delle macchine apposite (si chiamano tagliatori trasversali) che svolgono la bobina e la tagliano in foglio. Hanno essenzialmente un coltello circolare che ruota alla velocità del nastro e lo taglia (manco a dirlo, trasversalmente) un foglio alla volta. Dopodichè i fogli vengono sovrapposti l’uno sull’altro, pareggiati, raccolti in una pila posizionata su un bancale e sono pronti per un’altra lavorazione o per la spedizione al cliente finale.
Ma la carta è fatta da fibre di cellulosa, che hanno una certa rigidità. I film plastici invece sono fatti da un polimero che è una “catena” continua, ma disordinata di molecole. In sostanza la carta ha una “mano” più rigida, mentre i film plastici, se non hanno uno spessore importante, tendono ad afflosciarsi.
In aggiunta il polipropilene biorientato, che è il film attualmente più utilizzato nell’imballaggio degli alimenti, è altamente elettrostatico: le cariche elettrostatiche che sono presenti nell’aria si depositano sul film, e, se non le togli, creano pieghe, orecchie, avallamenti, bolle d’aria e tutti i difetti che uno può immaginare.
Queste due caratteristiche, per anni, hanno impedito la realizzazione di un macchinario (efficace ed efficiente) che fosse in grado di eseguire il taglio da bobina in foglio del film di polipropilene di basso spessore.
Questo non ci ha tuttavia impedito di lavorare e produrre fogli di film plastico. Per anni abbiamo comunque provveduto ad eseguire il taglio dalla bobina al foglio del Cellofan e del film di polipropilene. Viene usato un altro macchinario molto semplice che raccoglie più fogli (ciascuno di una misura leggermente più lunga del precedente). Poi la mazzetta viene tagliata tutta insieme. Infine i fogli vengono squadrati e portati a misura.
Questa lavorazione ha tre svantaggi:
- crea degli sfridi, materiale inutilizzabile, che invece di essere venduti come prodotto finito devono essere riciclati;
- necessita di una notevole quantità di lavoro manuale;
- e infine non consente di ottenere mai un foglio tagliato a registro con la stampa.
Il foglio plastico tagliato con la “stampa a correre”
Per quanto riguarda il film stampato, con questa tecnologia, è possibile ottenere solamente fogli non tagliati a registro ma con la “stampa a correre“. In sostanza nella grafica i vari elementi vengono ripetuti più volte (spesso con dimensioni ridotte) nella misura del foglio. Il taglio cade poi in modo “random”, ma, essendo gli elementi grafici piccoli e ripetuti spesso sono comunque sempre presenti nel foglio stampato.
Il foglio con la stampa a correre è la scelta che si fa sovente nella carta regalo, oppure per i fogli che vengono utilizzati da pasticcerie, gelaterie, panifici, fioristi, in cui spesso c’è la necessità di avere molte misure diverse del foglio, perchè ad esempio, con la misura grande si confeziona un panettone o una colomba, e con la misura piccola un vassoio di paste.
E’ una soluzione corretta, ineccepibile dal punto di vista del rispetto della legislazione (soprattutto per i MOCA, per il film che va a contatto con gli alimenti). Se invece si considera la presentazione del prodotto incartato (ad esempio un panettone, un pandoro, una colomba, una focaccia, un vassoio con dei dolci, un uovo di Pasqua), il look del prodotto, beh, decisamente si può fare di meglio.
Il nuovo tagliatore trasversale
Quindi per anni siamo andati avanti con la vecchia tecnologia e la vecchia lavorazione. Ma nel contempo, per anni, abbiamo cercato l’alternativa: un tagliatore trasversale che potesse eseguire il taglio dei film plastici di basso spessore in modo efficace ed efficiente.
Gira per fiere; parla con tutti i costruttori, quelli che possono fare il macchinario e quelli che no; italiani, europei ed extra europei; prova macchine, corri, mena, scervellati. Nel tempo abbiamo testato almeno 5 diversi macchinari che, in teoria, avrebbero potuto fare la funzione. Un macchinario di questi è stato acquistato da un nostro concorrente (di allora) ed entrambi (macchinario e concorrente) non hanno avuto un buon esito. Noi lo abbiamo scartato.
Poi, alla fine, abbiamo trovato un altro costruttore, che faceva tutt’altro. Insieme abbiamo modificato (su nostre specifiche) un macchinario esistente, lo abbiamo provato più volte dal costruttore, collaudato, comperato, portato a casa, istallato, avviato….., e……
il macchinario funziona.
Quindi nel 2002 abbiamo risolto il problema e da allora abbiamo avuto la possibilità di tagliare il foglio di film plastico direttamente dalla bobina senza generare scarti (sfridi) di taglio.

Questo è un esempio del foglio di polipropilene da 30 micron tagliato a registro. Viene usato per confezionare un ovetto di Pasqua di cioccolato. Tutti gli elementi grafici sono a registro: il logo aziendale e le decorazioni sui fiocchi, il tassello con le diciture di legge su un bordo, il bar code in una posizione facilmente leggibile dallo scanner della cassa del supermercato, la tacca di centratura dell’ovetto sul fondo.
Il nostro tagliatore trasversale è assai versatile.
Con un sollevatore idraulico le bobine vengono caricate sul gruppo di svolgimento. Lo svolgitore può accettare bobine piuttosto grandi, fino ad una larghezza di 1300 millimetri, con un diametro esterno fino a 1000 millimetri, ed un peso fino a 1.000 kg. Queste bobine di solito arrivano direttamente dai produttori del film, si tratta solo di sbancalarle e di caricarle in macchina. Ma si possono usare anche bobine provenienti da lavorazioni interne, ad esempio che sono state stampate in flessografia (per informazioni sulla flessografia si veda questa pagina https://www.aperuzza.com/ita/le-nostre-competenze/la-stampa-in-flessografia/), oppure che sono state pretagliate in un altro reparto per ottimizzare la resa.

Questa è una serie di 4 ovetti di colore diverso, realizzati in film di polipropilene bianco, di spessore 50 micron, e tagliati a registro stampa. La miglior presentazione per dare varietà agli espositori
Bisogna poi incorsare il film. Nel tragitto il film può essere tagliato longitudinalmente, ad esempio da una bobina di larghezza 1000 millimetri si possono fare tre tagli longitudinali e ottenere quattro piste, quattro nastri, ciascuno da 250 millimetri. Con lo stesso metodo si possono togliere i rifili laterali, ad esempio del film stampato, e in questo modo far sì che la stampa arrivi al bordo del foglio, senza spazi non stampati.
Poi c’è il taglio trasversale, che se il foglio è anonimo, non stampato, è semplicemente a misura. Oppure, per il film stampato, può essere col taglio a registro stampa. La lunghezza massima di taglio è di 1500 millimetri, e si può ottenere così una misura massima di foglio con la stampa a registro di 1300 x 1500 millimetri, (che è un gran bel foglio).
Infine i fogli tagliati vengono raggruppati in mazzette, le mazzette depositate su un nastro trasportatore dove un operatore in guanti bianchi le attende, le prende e provvede al confezionamento dei fogli, o in scatole o in pacchi di carta kraft. Si possono produrre pacchi con un numero contato di fogli, oppure pacchi o scatole con un peso prefissato.
I vantaggi:
- nessun contatto manuale con il film;
- eliminazione degli sfridi di testa;
- riduzione al minimo degli scarti;
- movimentazione manuale dei carichi ridotta al minimo.
E si arriva perciò al taglio a registro di stampa del foglio in film plastico.

In questa foto l’ovetto verde è piccolo, mentre nel foglio trasparente c’è un uovo di Pasqua grande. Il foglio trasparente è in film di polipropilene biorientato da 35 micron, la misura del foglio è di 100×100 centimetri. il taglio è a registro stampa
“Stare a registro”, “tenere il registro” sono espressioni che si usano nel mondo della stampa.
Per stampare a colori è necessario passare il supporto di stampa in più stazioni che depositano l’inchiostro, ciascuna una tinta diversa. L’esempio che tutti abbiamo sperimentato riguarda le stampanti a getto d’inchiostro che vengono usate a casa o in ufficio, e che hanno 4 testine di stampa, una per ciascun colore (giallo, magenta, cyan, nero).
Nelle stampanti ink jet c’è una funzione, (di solito nel menù manutenzione) che provvede ad allineare le testine di stampa per avere tutti i quattro colori della quadricromia perfettamente allineati e l’immagine a registro.
Le macchine da stampa (offset, rotocalco, flessografia, eccetera), che producono migliaia di copie della stessa immagine, hanno tutta una serie di regolazioni del posizionamento dei varii colori. All’avvio della tiratura si provvede a mettere a registro tutti i colori, si ferma la macchina, si controlla il risultato e poi si inizia a stampare. Dopodichè tutte le copie devono essere a registro. Per fare questo tutte le macchine hanno la possibilità di modificare le regolazioni di registro mentre la macchina funziona (alcune con un controllo di registro automatico, altre con controlli manuali).
Se i vari colori non sono perfettamente allineati l’uno con l’altro (sono, tra di loro, a registro) la stampa è come minimo sfocata e scadente, ma può essere decisamente orribile.
Il foglio stampato tagliato a registro fornisce la miglior presentazione possibile ad un prodotto di pregio destinato al consumo.
Siamo in presenza di un foglio perfettamente stampato (con tutte le tinte tra di loro a registro) che deve confezionare un prodotto. La presentazione migliore che si può avere è che ogni elemento della stampa sia posizionato in una precisa posizione: ad esempio negli ovetti di Pasqua che vengono qui proposti le scritte devono cominciare all’inizio del foglio e terminare alla fine, è brutto che le scritte siano tagliate. Ingredienti e diciture di legge devono andare in un certo punto e, soprattutto ci devono essere, non possono mancare. Il codice a barre deve essere in una posizione (sempre quella) facilmente leggibile dallo scanner della cassa del supermercato, eccetera.
E qui nasce un altro problema: non è possibile mantenere il taglio a registro di un foglio stampato solamente con dispositivi meccanici. Il motivo è molto semplice.
Si immagini di voler tagliare i fogli (tutti i fogli) ad una certa misura, ad esempio a 500 millimetri. Si imposta meccanicamente il taglio del coltello a 500 millimetri e si parte. Ma basta un errore infinitesimale nel taglio del coltello e presto si è costretti a fermare: il coltello taglia il foglio, ad esempio con un’eccedenza di un decimo. Dunque il foglio sarà lungo 500,1 millimetri, e così anche tutti gli altri. Solo che la posizione del primo foglio è 0-500,1, la posizione del secondo sarà 0,1-500,2, quella del terzo 0,2-500,3. Il decimo foglio avrà posizione 1,0-501,1. Dopo 100 fogli la posizione sarà 10-510,1 il registro di stampa è andato perduto per 10 millimetri. A 1.000 fogli la posizione è diventata 100-600,1 e, col taglio a registro stampa, siamo fuori per fuori.
Con i soli dispositivi meccanici gli errori si sommano e il registro stampa non può essere mantenuto.
Per fortuna c’è il sistema della fotocellula, che è stato inventato molti anni fa, ed è montato, ad esempio, su quasi tutte le macchine confezionatrici (le flowpack). E’ costituito da un lettore ottico e una parte elettronica che comanda l’avanzamento del film. Il lettore ottico ad ogni ciclo rileva un elemento grafico fisso sulla stampa (si dice che “legge la tacca della fotocellula”) e manda un messaggio all’elettronica: attenzione sei in ritardo, oppure: guarda che sei lungo. L’elettronica a quel punto manda un comando al motore e lo fa accellerare o rallentare a seconda del rilevamento del lettore ottico. In questo modo c’è una correzione (in più o in meno) ad ogni ciclo e il taglio è sempre a registro. Il nostro tagliatore trasversale è provvisto del sistema della fotocellula ed è quindi in grado di mantenere perfettamente l’allineamento del taglio agli elementi grafici.
E siamo quindi alla fine di questa lunga pagina web. Il macchinario che abbiamo contribuito a costruire e che è ora patrimonio aziendale, non solo taglia i film plastici di basso spessore, generando pochissimo scarto, e senza nessuna manipolazione manuale.
Ma è anche in grado di tagliare a registro il film stampato e permettere quindi di incartare il Vostro prodotto con la miglior presentazione possibile.
Se avete un’idea di packaging che preveda l’uso del film plastico stampato in foglio e cercate la migliore presentazione per il Vostro prodotto siamo quindi in grado di darVi un servizio completo: elaborare la Vostra grafica o proporre una nuova, stampare in flessografia, tagliare a registro il foglio stampato e fornire il foglio perfettamente stampato con tutti gli elementi della grafica sempre nella stessa posizione.
Si possono usare i tradizionali film plastici (polipropilene o poliestere) oppure i nuovissimi film ecosostenibili, prodotti da risorse rinnovabili e biocompostabili a fine vita (Cellofan o Film di PLA) che vengono proposti in un altra pagina del sito (si veda: https://www.aperuzza.com/ita/film-eco-sostenibili-per-imballaggio-flessibile/) oppure anche dei film accoppiati.
Si possono usare film trasparenti, bianchi, metallizzati, opachi, oppure gli stessi film colorati con fondi pieni opportunamente realizzati per ottenere effetti dorati, satinati, colori brillanti.
La misura massima del foglio stampato e tagliato a registro è di 1300 millimetri. La lunghezza minima del taglio trasversale a registro è di 300 millimetri, la misura massima 1500 millimetri. In sostanza si possono ottenere quasi tutte le misure dei fogli utilizzati per l’incarto manuale.
Per avere ulteriori informazioni telefonate, mandate una email, scrivete a:
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